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    Le Antiche Carceri

  • Le Carceri sono costituite da tre locali forse duecenteschi, intercomunicanti, scavati nella roccia che in alcuni punti si vede ancora affiorare dal pavimento, caratterizzati dalla pietra con cui sono costruite le stesse pareti e le robuste volte. Negli anni 1970, esse sono state recuperate dall'abbandono in cui giacevano da oltre un secolo. Fu in quell'occasione che si misero ke mattonelle su un pavimento che prima era di nuda terra (dopo di che hanno ospitato l'archivio Storico Comunale fin verso la fine degli anni ‘80).

    Mentre è certa la funzione da cui prendono il nome per l'età pontificia, 1540-1860, è solo ipotizzabile una eventuale identica funzione nei precedenti tre secoli circa di età comunale, quando Statuti e Riformanze di Fossato parlano di persone da condurre in fortiam comunis o da custodiri in palatio, o in caso, da mettere in cippis comunis. E' la Riformanza del 1425 a parlare espressamente della possibilità di carcerare aliquem habitatorem di Fossato. Il fatto che in età medievale prevalgono pene pecuniarie, come testimoniano gli Statuti due-trecenteschi di Fossato, mentre in età pontificia prevalgono pene corporali, significa che nel primo caso c'era tempi di prosperità e nel secondo caso tempi di crisi.

    È inoltre da notare come in età pontificia si potesse finire talora in carcere anche per un innocuo gioco, come mostra l'esempio tratto dall'Archivio Storico Plebanale, del 17 luglio 1853, in cui si vede la Curia Vescovile di Nocera ordinare al Vicario Foraneo di Fossato che Domenica Mariangeli e la si faccia stare tre giorni in codeste carceri in solo pane ed acqua, e poi si dimetta, perché da un esposto dell'8 luglio aveva preso che la giovane Domenica, figlia della vedova... di Fossato, mentre era intenta nei giorni precedenti con l'altra gente a zappare i granturchi in un terreno, niente di meno si fece lecito prendere libertà di parole troppo inoltrate con Simone Bucefalo di Fossato stesso ammogliato e quindi giunse fino a lottare con questi, per cui dette non poco di scandalo[...] La povera Domenica stette a pane ed acqua, all'umido, al buio e sulla nuda terra, mentre per Simone suo compagno di giochi non vi furono pene.

    Dalle carceri qualcuno riuscì a fuggire, per esempio il panicocolo (fornaio) del paese, arrestato per aver frequentato in Fossato la casa di una donna chiacchierata:... è accaduto che il carcerato Nasoni è sortito dal carcere senza sapere in qual modo, giacché la porta era chiusa ed inchiavata, riferisce il 26 settembre 1826 il caporale P.Benni al Vicario Foraneo.

    FONTE:
    Guida storica di Fossato di Vico di Luigi Galassi

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