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    La Storia di un Borgo Autentico

  • La presenza umana nel territorio di Fossato di Vico è molto antica e risale presumibilmente al II millennio a.C. con l’età del bronzo. Fu in questi luoghi che Umbri, Piceni e altri popoli dei versanti Appenninici si incontravano e scambiavano i loro prodotti, presso il valico appenninico (Cima Aiale).

    In seguito, nel III-II secolo a.C., venne colonizzato dai Romani e prese il nome di “Helvillum”. La costruzione (nel 220 a.C. circa, ad opera di Gaio Flaminio) della “via Flaminia”, principale via dell’intera regione sia per motivi militari sia per motivi economici (dove vi si scambiava di tutto), decretò Helvillum come vicus e mansio, cioè un importante insediamento, transitato e organizzato dove si potevano cambiare i cavalli, si poteva dormire e mangiare; con Cesare Ottaviano Augusto venne anche qui probabilmente istituita una stazione di posta.  La “mansio” era posta a 124 miglia da Roma, tra Nuceria, l’attuale Nocera Umbra, ed Ensem, l’attuale Scheggia.

    La via Flaminia fu per tutta l’età antica e fino ad oggi il principale collegamento tra Roma e la costa adriatica, ripercorrendo antichi sentieri risalenti ad epoca preromana, frutto di un lungo lavoro di pianificazione.

    I Goti di Alarico, oltre 100.000 persone tra donne, uomini, bambini con i loro carri, transitando sulla Flaminia diretti verso Roma per stringerla in assedio nel 410 d.C., saccheggiando quanto trovavano, probabilmente devastarono Helvillum per la prima volta. Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, con la battaglia cosiddetta di Tagina nel 552 d.C., combattuta nell’ambito della guerra greco-gotica, il villaggio venne probabilmente distrutto in via definitiva e un nuovo insediamento fu edificato in una posizione più dominante, questa volta con un nome bizantino “Fossaton” (che significa fortificazione), mentre il “di Vico” fu aggiunto nel 1862, dopo l’Unità d’Italia, per distinguere Fossato da altri omonimi, in onore del conte di Nocera “Vico di Monaldo”, chiamato “il Lupo”. I bizantini furono i fondatori del castello di Fossato e ciò che resta è quello che oggi viene chiamato “il Roccaccio”.

    Nel 996 d.C. Ottone III diede al Conte Vico il Vicariato dei territori già in suo possesso, compreso Fossato. Nel XII sec. d.C. succedettero ai Vico i Bulgarello, i quali divennero signori di Fossato e fecero vivere al castello degli anni molto intensi. Infatti nel 1187 d.C. avvenne la sottomissione, sgradita di Fossato a Gubbio. Nel 1208 i Bulgarello sottomisero poi il castello a Perugia, forza dominante, ponendo ad essa le loro condizioni. Poi nel 1251 i Bulgarello vendettero il castello a Gubbio per una cifra di 4000 libre (dopo tutto l’atto di vendita, se posto davanti ad un giudice, sarebbe risultato falso), ma gli eugubini non si godettero mai Fossato, perché Perugia non rinunciò al suo principale bastione nel nord-est umbro, tanto meno pensò di cederlo ai rivali; infatti fra i due contendenti scoppiò una guerra per il possesso del castello, terminata poi grazie a Città di Castello, scelta come arbitro dalle due parti, con la sottomissione definitiva di Fossato a Perugia.

    Tra il 1259 e il 1266 Fossato diventò un libero Comune e si dotò degli “Statuta”, pubblicati il 13 maggio 1386, dal quale evento è stata ripresa la Festa degli Statuti, che dal 1995 si svolge il secondo weekend di maggio per le vie del centro storico. Fossato impedì a Francesco Sforza nel 1442 di penetrare nel castello, con un’eroica resistenza, ma nel 1500 si dovette arrendere all’attacco di Cesare Borgia, detto “Il Valentino” (figlio di Papa Alessandro VI e fratello di Lucrezia Borgia), che la devastò, quindi nel 1517 dovette arrendersi anche al Duca di Urbino, Francesco Maria I della Rovere.

    Nel 1540 Fossato passò sotto il dominio dello Stato Pontificio, mentre nel periodo napoleonico si trovò ad essere terra di confine tra il Regno d’Italia e l’Impero di Francia (fu per questo motivo che a Osteria del Gatto, che si chiamava Osteria Nuova, venne istituita la dogana), fino a quando scomparso Napoleone, tornò sotto lo Stato Pontificio, nel quale rimase fino alla battaglia di Castelfidardo del 18 settembre 1860, quando Umbria e Marche vennero liberate dalle truppe sabaude e successivamente, tramite un referendum, divennero parte del Regno d’Italia.

    Fossato di Vico, ancora oggi come nel passato, è terra di confine e di passaggio tra le due realtà regionali dell’Umbria e delle Marche.

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